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Premio Europeo 2017

Premio Europeo 2017

Sono quattro i progetti finalisti selezionati all’unanimità dalla Commissione Giudicatrice, quattro vincitori ai quali il prossimo 4 ottobre sarà conferito ex-aequo il Premio Europeo di Architettura Sacra, organizzato dalla Fondazione Frate Sole e attribuito ogni due anni a un progetto di chiesa di culto cristiano, oggetto di tesi di laurea magistrale, dottorato e master.

In questa VII edizione hanno vinto le donne, con la polacca Irmina Niewczas, la italiana Lucilla Di Paolo, il gruppo composto da Giulia Drago, Federica Ingegno, Roberta Laera, Valentina Lazzaro, Simona L’Erario e, unico vincitore maschile, Stefano Campanini, che si discosta con il progetto per una chiesa ortodossa.

Pavia, in memoria di Padre Costantino

Pavia, in memoria di Padre Costantino

Si sono svolti in questi giorni alcuni eventi presso il Convento di Canepanova e il Collegio Borromeo per ricordare la persona di padre Costantino Ruggeri nel decimo anniversario di morte.

Ringraziamo chi ha partecipato tra cui le autorità: il Sindaco Massimo Depaoli, l’Assessore Giacomo Galazzo e il Padre Provinciale Mario Favretto.

Ringraziamo anche Davide Tremolada di MTP Arredamenti per l’installazione e la promozione.

Un ringraziamento anche a L’Avvenire, La Provincia Pavese e Il Ticino per la disponibilità ad ospitarci sempre tra le notizie principali.

Rafael Moneo • Vincitore Premio Internazionale 2016

Rafael Moneo • Vincitore Premio Internazionale 2016

È il celebre architetto spagnolo Rafael Moneo (classe 1937), Pritzker Prize nel 1996, il vincitore della VI edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra, rivolto ai nuovi edifici religiosi di culto cristiano realizzati in tutto il mondo. La sua Chiesa di Iesu, a San Sebastian (Spagna), dalle forme pulite e compatte, che alternano pieni e vuoti, ha conquistato la Giuria, che all’unanimità ha deciso di assegnarle il primo premio.

Al secondo posto si è classificata la Chiesa Nuova della Parrocchia di KaDon, a Don Duong, nella Provincia di Lam Dong, in Vietnam, realizzata nel 2014 dagli architetti Thu Huong Thi Vu e Tuan Dung Nguyen, con materiali semplici come legno e ferro, che valorizzano il rapporto con la natura e l’apertura degli spazi verso l’esterno.

La nuova Chiesa St. Trinitatis nella città di Lipsia (Germania) – la più grande chiesa cattolica della ex Ddr – dello studio tedesco di architettura Schulz und Schulz ha ottenuto il terzo premio. Gli architetti hanno lavorato sul rapporto con la storia e il luogo, scegliendo un materiale come il porfido, la stessa pietra rossa, porosa ma durissima, con cui sono costruiti i monumenti più significativi della città. Ispirata a principi di sostenibilità energetica, la chiesa è dotata di un sistema geotermico, progettato dagli scienziati del Politecnico di Dresda.

Non solo “archi-star” quindi, e premi a grandi nomi dell’architettura universalmente conosciuti, ma anche un impegno a valorizzare il lavoro di professionisti meno noti ma altrettanto eccellenti nel proprio lavoro: accanto ai primi tre classificati, la Giuria ha scelto di conferire un particolare riconoscimento ad altri due lavori.

Le menzioni speciali vanno alla Cappella St. John the Baptist, realizzata con pietra e legno nel quartiere berlinese di Johannisthal dallo studio tedesco di architettura Brückner & Brückner, e alla semplice e austera Cappella Saint John Baptist, ideata, come un triangolo scaleno che si inserisce perfettamente nel paesaggio, dall’architetto spagnolo Alejandro Beautell, a Tenerife, nelle Canarie.

José Rafael Moneo Vallés, più conosciuto come Rafael Moneo, è nato nel 1937 a Tudela, in Navarra, ha studiato a Madrid dove vive e lavora.
Direttore per molti anni della più famosa scuola di architettura degli Stati Uniti, la Graduate School of Design di Harvard, ha insegnato architettura a Barcellona, Losanna, New York, Princeton, Harvard e Madrid, ed è l’unico architetto spagnolo ad aver vinto il premio Pritzker.
Moneo ha costruito architetture peculiari e riconoscibili, all’insegna della limpidezza e della precisione. I suoi edifici possiedono quella compattezza che l’architetto dichiara come chiave di volta per una nuova modernità che rappresenta il futuro dell’architettura.
Le sue opere dialogano con l’identità del luogo, l’amplificano e la interpretano.

Accade con i grandi interventi come la Kursaal Concert Hall di San Sebastián o come il notevole ampliamento del Prado a Madrid, che riflette l’attenzione di Moneo per un contesto storico così complesso, affascinante e delicato – riuscendo a inserirsi in totale armonia pur con un intervento completamente diverso –.
E accade con interventi più piccoli ma simbolici, come il Municipio di Murcia, e persino quando si tratta di alberghi, come l’Hyatt di Berlino, dove l’architetto riesce a ritagliare uno spazio d’identità nel contesto discusso di Potsdamer Platz.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo anche: il Museo di arte romana di Mérida, la stazione Atocha di Madrid, l’aeroporto di Siviglia, il Museo d’arte moderna di Stoccolma, la cattedrale Lady of Angels a Los Angeles, l’ospedale pediatrico Gregorio Marañón a Madrid.

In equilibrio tra emozione e rigore, la Chiesa di Iesu (inaugurata nel 2011) sorge in uno dei quartieri più recenti della città basca, quello di Riberas de Loiola, dove l’edificio religioso, unitamente all’adiacente Giardino della Memoria, viene a costituire un nuovo punto di riferimento. L’architettura, che lo stesso Moneo definisce come “generosa negli spazi e molto modesta nei materiali” si contraddistingue (sia esternamente che internamente) per il bianco astratto e minimalista delle pareti, elemento che richiama il colore dominante dei fiori del vicino parco e soprattutto le importanti costruzioni razionaliste presenti a San Sebastián, come il Real Club Nàutico e l’edificio “La Equitativa”. Il complesso è formato da tre elementi: la chiesa propriamente detta, collocata all’interno di un volume cubico e rivolta a oriente; un corpo “a elle”, che ospita diversi locali tra cui il centro parrocchiale; un muro che chiude il patio-giardino situato tra i due edifici e che filtra il passaggio dallo spazio aperto della strada a quello mistico del tempio.

La navata della chiesa possiede una pianta a croce, ricavata all’interno di un quadrilatero più grande; negli spazi che completano la figura trovano posto, alla sinistra, la sacrestia e il battistero, e, alla destra, la Cappella del Santissimo Sacramento e quella della Riconciliazione; l’impianto cruciforme della tradizione viene attualizzato mediante un disegno asimmetrico, che dà modo di “riflettere le tensioni del mondo di oggi”, secondo quanto afferma lo stesso architetto, e un rimando allo scultore basco Eduardo Chillida e alla sua Croce della Pace, ospitata nella Cattedrale di San Sebastian.

Un ruolo fondamentale è giocato dalla luce naturale che, entrando all’interno con modalità differenti, riesce a connotare ogni spazio in maniera peculiare; emerge in particolare l’illuminazione zenitale della navata principale, dovuta alle aperture poste in copertura che ne evidenziano l’impianto cruciforme e capace di evocare immediatamente il messaggio evangelico e di trasportare il fedele in una dimensione mistica. Degna di nota è anche la grande vetrata disegnata dallo stesso Moneo e realizzata in alabastro e inserti in vetro rappresentanti una croce, un sole e due lune in fasi distinte.

Il Premio Internazionale di Architettura Sacra è organizzato dalla Fondazione Frate Sole, e patrocinato da Enti locali e Istituti nazionali ecclesiastici e culturali come la Pontificia Commissione per i Beni Culturali Ecclesiastici della Santa Sede, il Ministero per i Beni e le Attività culturali, il Consiglio Nazionale degli Architetti, l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti della Provincia di Pavia, la Diocesi di Pavia, il Comune di Pavia, l’Università degli Studi di Pavia, l’Ufficio Nazionale dell’Edilizia di Culto, la Provincia di Lombardia dei Frati Minori.

Padre Costantino

Padre Costantino

Il giorno 25 giugno 2007, muore Padre Costantino Ruggeri, fondatore e presidente della Fondazione Frate Sole.

 

“Mi è toccata la grazia e la gioia di aver identificato la mia fede nell’arte e la mia arte nella fede”.

Pittore, scultore, vetratista, “batisseur d’églises” e infine – o innanzitutto – frate francescano e sacerdote, Padre Costantino era, come lo definì Mario Sironi, soldato di due milizie: quella della fede e quella dell’arte.
Dall’infanzia nella campagna di Franciacorta alla giovinezza in convento a Busto Arsizio e a Trento, all’ordinazione sacerdotale a Milano, dalle prove pittoriche ai grandi capolavori che fanno di lui il principale artefice dei rinnovamento dell’arte sacra in Italia, la storia di Costantino Ruggeri, uomo di fede e di religione, si intreccia indissolubilmente con quella dell’artista.


“Il mio vero voto personale – equivalente per me artista ai tre voti di me frate – è questo:
mai tradire, a nessun costo, la bellezza”.
E, citando Dostojevskij: 
“Solo la bellezza salverà il mondo”.


Artista e uomo scomodo che intende la fedeltà (al passato, alla società, alla Chiesa) solo nella libertà di rinnovarsi completamente, Ruggeri ha sempre evitato nel suo lavoro manierismo e piacevolezza, congenitamente refrattario agli schemi e ai feticci sacri e profani, come soprattutto al micidiale luogo comune del “si è sempre fatto così”.

Amico dei massimi rappresentanti dell’arte italiana dei nostro secolo – da Fontana a Sironi, da Morandi a De Pisis, da Manzù a Carrà – Costantino Ruggeri, operaio di sogni, ebbe nel 1960 l’incontro forse decisivo dei suo itinerario, quello con Le Corbusier. Da allora “l’architettura dello spazio mistico” ha costituito la sua principale occupazione: “costruire una chiesa che non separasse, ma unisse alle sue strutture tutto il creato, la luce, gli alberi, le immagini vive, i suoni naturali della natura”. E non a caso, proprio lui, nella sua soffitta sospesa tra i tetti di Pavia e il cielo, nel silenzio e nella preghiera ha creato il nuovo Santuario dei Divino Amore di Roma “l’armonia vivente di una grotta azzurra” e fu artefice della Fondazione Frate Sole per captare nel mondo lo splendore del sublime e la passione del divino.


A chi gli chiedeva il perché di queste iniziative, rispondeva con il candore del ragazzino di Franciacorta, riferendosi a Matisse:

“Sono soltanto fiori che faccio sbocciare ogni giorno per la felicità degli uomini”.
Simon Wilson

Simon Wilson

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